
Un Trofeo per il 2000 - Il Critico
LIMMAGINE DELLA VITTORIA
Il desiderio di ancorare lincerta precarietà della
condizione umana ad un sistema di valori assoluti e fondativi, è uno delle aspirazioni
più antiche di tutte le culture conosciute.
Intere epopee mitologiche sono state costruite al solo e per lappunto fondamentale
scopo di consolidare un suolo certo sul quale posare lintero edificio della
civiltà.
Complesse e affascinanti architetture di divinità variamente intrecciate fra loro da
tortuosi rapporti di parentela o di rivalità, racchiudono dietro ad una affabulazione
apparentemente narrativa il nucleo stesso di norme comportamentali dettate da categorici
imperativi etici.
Lungi dallessere futili invenzioni poetiche, le mirabolanti avventure di dei e
semidei costituiscono un codice implicito di tabù e di esempi virtuosi, ai quali
lesistenza dei comuni mortali avrebbe dovuto cercare di adeguare i propri quotidiani
atteggiamenti.
Anello di congiunzione fra la dimensione trascendente della divinità e limmanenza
prosaica delle faccende umane è la figura delleroe.
Non di rado frutto di fugaci incontri carnali fra leterno e il caduco, leroe
è il migliore degli uomini possibili, fonda città, origina popoli, protegge, dona sapere
e risorse tecniche.
"Nella leggenda sumerica, il condottiero archetipo è Gilgamesh, leroico
cacciatore, il vigoroso combattente e, particolare non meno importante, il costruttore
delle mura intorno a Uruk. E, nellantico resoconto babilonese delle gesta di un
altro cacciatore, Enkidu, leggiamo: egli prese la sua arma per cacciare i leoni, i pastori
possono riposare la notte, egli prese i lupi, egli catturò i leoni; i guardiani possono
coricarsi. Enkidu è il loro guardiano, luomo prode, lunico eroe "( L.
Munford).
Leroe garantisce dunque la stabilità e lordine, imponendosi grazie alle sue
abilità, che ne fanno il migliore nelluso della forza e delle armi.
Di questo mondo in fondo semplice, dove la gerarchia del potere pare governata da una
immediata legge della causalità, poco sembra sopravvivere oggi, in culture che tendono a
frantumare l'autorità di una rete di molteplici relazioni.
Eppure, qualcosa dellassoluto valore delleroe ancora sopravvive nella figura
dellatleta. Esploratore del limite, volontario prigioniero di una disciplina che lo
allontana dalle abitudini della vita comune, latleta è l'esemplare selezionato
della razza, il campione a cui è affidato il compito di rivelare quelle potenzialità
solitamente sopite.
Intermedio fra la normalità dei tanti e leccellenza degli eletti, l'atleta è un
uomo speciale nelle cui imprese tutti in qualche modo vorrebbero poter riconoscere qualche
cosa di sé. E non è un caso se levoluzione da sportivo a uomo pubblico sia fin
dallantichità meno insolita di quanto non potrebbe a tutta prima sembrare.
Vista in questa luce, la competizione sportiva assume un significato rituale ben più
profondo del semplice cimento: per quanto simbolici, la vittoria o il record contro il
tempo non sanciscono solo un successo, quanto piuttosto una emblematica superiorità.
Allo stesso modo, il trofeo, simbolo tangibile del primato, riassume su di sé un valore
particolare: il trofeo afferra lattimo per fermare il corso del tempo, eternando nel
ricordo limpresa compiuta così da rendere sempre attuale il senso profondo.
Per quanto il premio più prezioso sia stato spesso effimero e fugace come lo sguardo o il
nastro di una dama, il trofeo ha finito per assumere alcune forme ricorrenti: la coppa,
immagine del recipiente offerto al vincitore perché si dissetasse dopo la fatica; la
corona di foglie dalloro, pianta cara agli dei; la fiamma ardente, simbolo stesso
delle imprese olimpiche.
Col tempo, in valore sempre maggiore è stato assunto dalla parola e frasi celebrative che
riassumono il luogo e il momento dellevento sono state incise su medaglie, targhe,
piatti o vassoi. Difficile anche oggi sottrarsi al valore simbolico di questi archetipi,
ai quali sembra inestricabilmente legato il significato stesso dellimpresa.
Nonostante ciò qualche variazione sul tema non è impossibile, o almeno così pare
scorrendo le proposte di questa competizione.
Se Defne Koz, Daniela Puppa, Gijs Bakker, e Matthew Hilton, rivisitano in chiave
aggiornata la ritualità della coppa e della corona, Konstantin Grcic e Christophe Pillet
snaturano lideale del vassoio e della targa celebrativi fino a farne il quadrante di
uno stilizzato cronometro.
James Irvine ricorre invece alla miniatura figurativa, immaginando una sorta di cilindrica
vetrina in cui racchiudere un oggetto evocativo.
Marc Sadler e Massimo Iosa Ghini giocano al contrario con i caratteri grafici per
richiamare listante del trionfo, il primo con lentusiasmo del punto
esclamativo, il secondo con la V maiuscola e spavalda della vittoria.
Chi però percorre fino in fondo la strada dellironia è Denis Santachiara, che
cancella ogni enfasi retorica del trofeo ricorrendo ad un eroe dei fumetti: il caparbio
fino ai limiti comici del paradosso, Ercolino sempre in piedi è un
personaggio che non conosce sconfitta, capace di risollevarsi da qualsiasi rovescio di
fortuna.
Daltra parte, il vero trofeo è ormai sempre più spesso rappresentato da una busta
discreta e severa, nella quale un serissimo cheque bancario sancisce con matematica
precisione il valore corrente della vittoria.
Enrico Morteo
TITOLO
Un ramoscello dalloro, posato sul capo a mo di
corona, costituiva il trofeo per il vincitore delle gare olimpiche, quelle che si
svolgevano nella Grecia di Pindaro e che avevano il potere di fermare, almeno
temporaneamente, persino le guerre.
Questo per quanto riguarda i ludi, gli sport dellantichità. Ma per
Trofeo si devono intendere (ed erano più frequenti) anche gli archi eretti in onore de
vincitori di battaglie, armi e corazze ed elmi di guerrieri sconfitti tradotti in
schiavitù.
Oggi trofeo come sostantivo sembra aver abbandonato i campi di battaglia assestandosi
tranquillamente entro i confini dello sport. Ma anche qui, cè trofeo e trofeo a
seconda dello sport in cui si annida.
Vi sono infatti delle discipline sportive che non son affatto simboleggiate dal trofeo in
palio per il vincitore: un esempio è nelle immagini della contigua mostra fotografica sul
Giro dItalia.
Nessuna grande corsa ciclistica, dal Giro al Tour, dalla Milano-Sanremo al campionato del
mondo gode di un trofeo attraverso cui la si possa riconoscere d'acchito. Se mai è la
maglia rosa o quella gialla che distingue il Giro dal Tour o viceversa.
Altrettanto di può dire delle gare olimpiche in cui loro, largento e il
bronzo, in formato medaglia, designano i primi tre classificati di ogni competizione.
Venendo al popolarissimo gioco del calcio, ogni anno in una cerimonia ufficiale viene
consegnato un trofeo alla società che ha vinto il campionato. Ma sapete come è fatto?
chi lo riconoscerebbe fra cento? Non è certo codesto trofeo a simboleggiare il vincitore
del campionato, lo è invece lo scudetto tricolore appuntato sulla maglia della squadra
campione.
Ci sono invece sport che sono qualificati, si potrebbe dire evidenziati proprio dal trofeo
in palio, un oggetto che può essere di grande valore oppure no, bello o brutto (in questo
caso il giudizio è del tutto soggettivo).
Così, nel calcio, in contrapposizione a quello ignorato e assai poco noto dato in premio
alla società campione dItalia, ci sono i trofei delle tre grandi competizioni
europee e quello doro dello scultore italiano Cazzaniga, che a prima vista lo
sportivo sa affiancare come simbologia a coppa Campioni, coppa Coppe, coppa Uefa e al
Mondiale.
E chi, vedendo un tennista alzare al cielo un enorme piatto dargento lavorato, non
pensa subito a mitico torneo di Wimbledon? E rimanendo nellambito delle racchette e
dei court, chi non sa che quellinsalatiera di dubbia bellezza è il trofeo che
premia dallinizio del secolo la nazionale che vince la coppa Davis?
Lo stesso discorso vale per loriginale sfera di cristallo che caratterizza la coppa
del mondo di sci; Linverso è invece accaduto una decina di anni fa quando
"Azzurra" all'improvviso riempì le tarde serate degli italiani in vacanza
facendo loro sognare la conquista della coppa America di vela. (Rimase un sogno).
Pochi addetti ai lavori sapevano che cosa fosse lAdmirals Cup. Oggi sono in
tanti a conoscere storia, statistiche, aneddoti, dietrologie e quel trofeo che della
leggendaria competizione è diventato simbolo.
Ma che effetto fa. un trofeo?
Qui potrebbe entrare in scena lo psicologo. Infatti, il rapporto fra vincitore e premio
non può prescindere dal valore della posta in palio e dalla personalità del campione:
non è possibile fare delle graduatorie.
Si possono comunque rivivere momenti che sono testimonianze del rapporto vincitore-premio.
Ecco due esempi limite in ambienti simili (la neve) ma in momenti diversi.
Da una parte Deborah Compagnoni che nelloro olimpico di Lillehammer vede cancellate
ore dangoscia dopo lincidente che avrebbe potuto chiudere la carriera: due
ruscelli di lacrime scendono dai suoi occhi gioiosi sul largo sorriso di ragazza di
montagna acqua e sapone; dallaltra Alberto Tomba, avvezzo da anni a premiazioni a
getto continuo, usa un trofeo a mo di arma contundente allindirizzo di un
fotografo reo, a detta del campione, di aver violato la sua privacy.
Sono due esempi, non sono la regola.
Giuseppe Castelnovi